L’intelligenza artificiale è nata ufficialmente nel 1956. Da allora il mondo è decisamente cambiato. Gli esseri umani hanno iniziato a fare sempre più utilizzo delle macchine non più solo per produrre ma anche per calcolare, programmare e “pensare”. Oggi il mondo conta oltre 400 milioni di personal computer e si registrano più di 7 miliardi di utenti di telefonia mobile. Un dato impressionante, che da un lato spaventa, dall’altro pone dinanzi a delle enormi opportunità.
Il caffè non è rimasto certo a guardare dinanzi all’avanzamento tecnologico. Oggi le preferenze di gusto viaggiano sugli smartphone. E’ con essi che si compra quasi tutto, su di essi si passa la maggior parte del tempo e di conseguenza è su di essi che le aziende stanno investendo. Qualche esempio? I social sono pieni di adv che studiano le preferenze di visualizzazione, proiettano link graditi e rimandano a shop virtuali, tutto in pochi secondi. Ma la tecnologia non è utilizzata solo a scopo speculativo, per fortuna.
Personalmente credo che le preferenze dei consumatori possano essere studiate anche a loro stesso vantaggio. Con la Guida Camaleonte, ad esempio, dal 2022 abbiamo lanciato un’App che permette ai consumatori di selezionare i flavori preferiti nel caffè e visualizzare solo quelli con quelle caratteristiche sensoriali, una cosa mai vista prima. Ma quest’esercizio è solo all’inizio ed è assolutamente replicabile nelle esperienze quotidiane. Immaginiamoci un sistema di riconoscimento dei profili preferiti da ognuno in caffetteria, che consente ad esempio di scegliere gusti, aromi e consistenze desiderate, rielaborate poi da un assistente virtuale che ci consiglia un dato caffè (brand), una data miscela (arabica, blend, robusta) o una data bevanda (macchiato, flat white, ecc.). Lungi dal voler sostenere un sistema di sostituzione della genialità umana, bisogna però ammettere che le competenze in ambito caffeicolo sono ancora poche e certamente non al passo con l’esponenziale richiesta di informazioni da parte dei consumatori. Il problema non è dunque se sostituire l’intelligenza umana con quella artificiale ma piuttosto se colmare l’ignoranza ancora diffusa nel mondo del caffè con un’altra forma di conoscenza. I Baristi, quelli preparati, non hanno di che temere.
