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Il futuro del caffè fra slanci tecnologici e baristi avatar

Grazie alla tecnologia, chi lavora nel settore caffè ha oggi a disposizione strumenti di miglioramento continuo e maggiori garanzie riguardo offerte, possibilità, nuove clientele e mercati sempre più vasti. Proprio per tutelare e valorizzare il rapporto uomo-macchina, la tecnologia che introduciamo non deve esserne una sostituzione, ma un valido supporto. Ho parlato con il CEO di Rhea Vendors Group, Andrea Pozzolini, per capire meglio come il progetto Barista on Demand s’interpone fra umanità e macchinari, e con quali risultati

La tecnologia e l’iper-tecnologia hanno rivoluzionato le nostre vite. Basti pensare alle nostre macchine, ai nostri telefoni e, più in generale, alla vita di tutti i giorni. Chi ha figli sa cos’è e come funziona un registro elettronico, chi non sa dove andare ha a disposizione più di dieci App che gli suggeriscono dove-cosa-quando e in che città andare, e altrettante applicazioni che mostrano i percorsi migliori per arrivarci. “App”, a conti fatti, è una parola che solo quindici anni fa nemmeno esisteva. Oggi viviamo, con effetti più o meno documentati e i cui risultati sono già oggetto di ricerche e sperimentazioni, con lo smartphone come prosecuzione del nostro braccio. Non è più così insolito battere le mani per accendere la luce, parlare con Alexa per mettere un po’ di musica d’atmosfera o usare un sensore di movimento per giocare a un videogame. Il tutto per non citare nemmeno la questione cyborg-robot-umanoidi e gli esperimenti – così ben riusciti da aver un po’ inquietato la comunità scientifica – di Neuralink, la società di neuro tecnologie di Elon Musk.

Ad ogni modo, questo preambolo mi era utile per arrivare a un concetto più sottile. Nel grande macrocosmo espresso, fatto di tradizioni, usanze, riti e, diciamola tutta, anche una buona dose di recalcitranza all’innovazione, la tecnologia si è insinuata lentamente, dapprima in punta di piedi e poi tutta insieme, costruendo immensi castelli di novità e meraviglia che hanno conquistato anche le menti più scettiche e appassionate ai tradizionalismi. D’altrocanto, ci sarà sempre qualche fanatico assolutista della moka, o della macchina a leva manuale. Ma anche le macchine a leva sono oggi un tutt’uno con la tecnologia, fra sensori millimetrali e touch-screen iperconnessi. Quando l’innovazione incontra la storia, il melting-pot fonde insieme due realtà in grado di divenire complementari. Dopotutto anche mia nonna usa ancora il Nokia 3310 per chiamarmi, però nel frattempo si è comprata un Iphone per mandare le immagini del buongiorno alle sue amiche del circolo di bridge. C’est la vie.

Le odierne tecnologie hanno permesso a tutta la filiera di diventare non solo più veloce, moderna e al passo con i tempi, ma anche più sostenibile e più equa nei confronti di chi si occupa di coltivare ed esportare caffè. Non faccio riferimento alle singole pratiche agricole, ma ogni ingranaggio della catena caffè che, dal chicco verde, arriva infine nella nostra tazzina da espresso. Ogni aspetto della filiera è amalgamato indissolubilmente con una cultura del tutto tecnologica e d’avanguardia, pronta in ogni momento a farsi carico di un patrimonio innovativo che spinge per essere la miglior soluzione possibile. Con il controllo digitale dell’intero settore, si può seguire la vita del chicco fin da quando nasce come seme, e si segue poi il processo dal campo coltivato al trasporto e poi dalla torrefazione alla caffetteria. E proprio in questo contesto si inserisce Rhea, tra i più importanti produttori di macchine da caffè che spinge sull’innovazione mantenendo sempre l’attenzione sull’aspetto sociale e umano del momento del caffè

Due parole su Rhea

Rhea ha costruito la sua notorietà a partire dal 1960, anno di fondazione, potenziando il settore della distribuzione automatica con tecnologie che già sessant’anni fa erano pionieristiche e che oggi uniscono tradizione, innovazione e design per migliorare continuamente la qualità della bevanda e la coffee experience nel suo complesso.

Noi pensiamo che il vending sia un servizio di prossimità introduce l’argomento Andrea Pozzolini, amministratore delegato di Rhea e che renda più accessibile la fruizione di un momento, quello della pausacaffè. Siamo concentrati sul vero obiettivo della nostra proposta, cioè creare la migliore coffee experience. La prossimità del vending gestisce e avvicina un servizio che deve essere di qualità e su misura ai gusti di ognuno, rendendolo più fruibile e piacevole alle persone”. E, infatti, Rhea produce macchine da caffè tailor-made che prevedono una ampia scelta di ricette per accontentare i gusti e le preferenze di tutto il mondo.

Il caffè, vissuto come il momento del relax e della pausa, ma anche della fugacità degli attimi e del dinamismo di una vita perennemente di corsa, è un campo in cui Rhea si dedica da sempre: “la nostra ricerca per migliorare il momento del caffè ci ha portato sempre più spesso ad esplorare il presente per intervenire sul futuro. Siamo convinti che non dobbiamo solo pensare a ciò che le persone desiderano oggi, ma a ciò che potrebbero desiderare domani […] io credo che il futuro del caffè sia da indagare nell’evoluzione del nostro stile di vita”, dice Andrea Pozzolini. 

Il vending fra barriere e soluzioni

Non è un segreto che il binomio “vending machine” faccia venire i brividi a molti. Diciamocelo, spesso le macchinette automatiche non danno l’aria di essere campionesse di qualità. Il presentimento che si ha, passando davanti quelle insegne gialle fluo “bar 24/7” e gettando l’occhio dentro un abitacolo sporco, piccolo e male illuminato, è che le vending machine siano, infondo, un prodotto incapace di erogare un servizio di qualità, e si immolino alla necessità di essere pratiche, veloci ed economiche. Certo, se alle quattro del mattino si ha una voglia disperata di caffè tanto da ridursi ad uscire di casa per andare a prenderlo proprio alla macchinetta del bar 24/7, forse la vending machine sopracitata è proprio l’ultimo dei problemi di cui ci si dovrebbe preoccupare.

Ma Rhea crea tutt’altro tipo di macchine. Se la macchina è invitante, le diamo un’opportunità in più di veicolare una qualità inaspettata – continua Andrea – negli ultimi cinque anni l’accelerazione tecnologica ha portato nel nostro mondo anche tanta innovazione, e oggi le macchine sono più affidabili e più precise […] Grazie alla tecnologia, le nostre macchine replicano la qualità del caffè come quello servito da un barista professionista.”.

Che cos’è Barista on Demand, e che cosa fa

Si tratta della prima caffetteria a guida autonoma che interagisce con l’utente attraverso l’avatar del coffee expert Andrea Lattuada, generato dall’intelligenza artificiale, e trasforma il consumo di caffè da un’attività di “go-to-shop” a un’attività di “shop-to-customer”. Insomma, è il bar che si avvicina a te. E la domanda sorge spontanea: come siamo arrivati a questo? “Volendo sintetizzare– risponde Andrea – la risposta è ch eabbiamo sempre più di un occhio che guarda avanti. Ci informiamo costantemente su dove vanno i trend e intercettiamo i desideri delle persone, e questo ci stimola ad esplorare nuovi mondi e nuove potenzialità […] Per noi il concetto di innovazione non è solo quello di inventare qualcosa che non c’è, ma utilizzare e combinare la tecnologia nel nostro mercato per offrire soluzioni innovative.

Barista on Demand gira su quattro ruotea guida autonoma per portare il caffè o la bevanda a chi ne ha voglia. “L’idea dell’avatar è nata per dare un’identità al servizio, come per ricordare che dietro a un prodotto completamente autonomo e automatizzato c’è la competenza e l’esperienza dell’uomo e il tocco di qualità di uno dei massimi esperti del caffè”. Un mercato dove l’automazione spinta e la guida autonoma sono già inserite in molti contesti quotidiani, per esempio, quello asiatico. Non è raro vedere piccoli robot che si aggirano fra i tavoli, o che si occupano di makeup, o anche che forniscono indicazioni e informazioni ai passanti. La chiave di volta del mercato asiatico è, infatti, un obiettivo che Rhea ha già raggiunto: “Noi creiamo un prodotto che fa da ponte tra Italia e Cina, mettiamo insieme forme di innovazioni futuristiche con la qualità e il design Made in Italy”.

In conclusione

Volendo tirare le somme di una realtà che continua ad essere in evoluzione, si può ormai affermare con certezza che il mondo del caffè non è più (e non sarà mai più) quello che era nel 1960. Ogni paradigma e ogni chicco si è infine evoluto in qualcosa di diverso, diventando un minuscolo ingranaggio all’interno di un immenso meccanismo iper tecnologico e a tratti pionieristico. Che si tratti di un barista umano, di un avatar o di un furgoncino a quattro ruote, il ‘goal’ del consumatore rimarrà quello legato alla qualità, mentre la vera vittoria di chi si occupa di vending e di macchine del caffè è vedere il proprio nome associato a un sorriso e alla rassicurazione di aver a che fare con professionisti del gusto e dell’eccellenza. Nel frattempo, mentre ragiono sui possibili e futuri sviluppi di Rhea e del settore caffè, vado anche io a gustarmene uno, con la speranza che al mio rientro non ci sia un avatar a scrivere il mio articolo…