È innegabile: il contributo delle donne nella filiera è oggi determinante per la buona riuscita di tutto il settore. Esse ricoprono tutti quei ruoli che entrano in contatto con le coltivazioni, le torrefazioni e le aziende. «La donna nella filiera del caffè è fondamentale, – dice Serena Nobili – il problema sorge però nei paesi d’origine, dove le donne devono spesso sottostare alle politiche illecite e ingiuste dei peones per vendere il caffè da loro stesse coltivato.»

Sotto certi punti di vista, le donne sono pioniere in questa società e, in particolare quando si parla di ambiti aziendali, hanno fatto enormi balzi in avanti per conquistare traguardi, risultati e meriti. Le donne sono oggi capitani d’industria, broker del caffè, bariste dietro al bancone, storyteller e coltivatrici, operaie ed esperte, dirigono associazioni, sostengono cause socio-ambientali, sposano cause di sostenibilità e s’infervorano sui temi e sulle lotte che è giusto sostenere, come donne e come individui.
«Io credo che, sia per attitudine sia per mentalità, le donne riescano a portare avanti lo spirito dei lavoratori di oggi – dice Paola Goppion – nonostante io sia certa che, purtroppo, esistano tante condizioni di lavoro non a favore delle donne, rimane importante il fatto che queste ultime lavorano con grande maestria e sono in grado di riconoscere i bisogni dell’azienda, di mettere quel contributo da “miglio in più” che rende viva l’azienda.»

Le donne che appartengono al mondo del caffè vedono finalmente riconosciuti i loro ruoli e, sebbene la strada da fare per l’equità lavorativa sia ancora lunga e a tratti anche molto complicata, sono riuscite a ritagliarsi un meritato spazio dentro il settore. «Se da una parte vedo un maggior ascolto da parte dei soggetti maschili di nuove generazioni, – afferma Prunella Meschini – dall’altra noto purtroppo un miglioramento culturale che non va di pari passo con la struttura che dovrebbe supportare le donne lavoratrici.» Sempre rimanendo consapevoli che l’eterna giustizia non è metro e misura dell’attualità (lungi da noi voler pensare e suggerire che la parità di genere sia oggi totalmente raggiunta!), è però importante e veritiero dire che le donne, nel settore caffè, sono indispensabili. È un’utopia pensare all’intera filiera senza le donne!

Oggi, in Italia e in Europa, le donne che lavorano nelle aziende produttrici di caffè o nelle torrefazioni ricoprono ruoli imprenditoriali un tempo esclusivamente maschili e sono fiere di poter dire che si sono inserite in questo contesto consapevoli di dover portare avanti due traguardi: il primo, con loro stesse, il secondo con tutti gli altri. «Avendo visitato tante piantagioni, mi sono resa conto di quanto facciano le donne – riferisce ancora Serena – ma non mi piace quando le donne vengono trattate come una specie protetta. Non siamo una specie protetta, chiediamo solo il giusto riconoscimento in un mondo che dovrebbe essere più equo.» Effettivamente, volendo sciogliere quel nodo del “politically correct”, oggi le donne nelle aziende e più in generale lungo tutta la filiera, posseggono skill e qualità tali per cui, guardandole con occhio lungimirante verrebbe da chiedersi: “quante ‘quote rosa’ servono per fare una donna così?”
«Sicuramente negli ultimi anni c’è stato cambiamento che ha portato ruolo femminile a essere più presente nel mondo del caffè, – interviene Jessica Sartiani – basti pensare all’evoluzione delle donne nell’ambito delle competizioni: oggi ci sono molte più ragazze e donne che competono o che partecipano in qualità di giudici rispetto a dieci anni fa.» In un contesto italiano dove la società patriarcale è ancora forte, a dispetto di quanto si legga in giro, e dove parlare di temi come gender gap e parità di genere viene subito additato come “femminismo terrorista”, rimane necessario ammettere che esistono delle pesanti differenze in termini di equità sul lavoro, dall’aspetto salariale a quello banalmente sociale. Non ci dilungheremo oltre su questo proposito, ma lacune tematiche come la maternità, lo stipendio o anche solo la demoralizzante “bella presenza” sono all’ordine del giorno. «Ricordo benissimo la mia prima esperienza a Host Milano, nel 2011 – conclude Prunella – ricordo di aver pensato che il caffè fosse un mondo di soli uomini dove le donne erano messe in mostra come oggetti e trofei. Oggi, tredici anni dopo, posso dire che la mia sensazione sia nettamente diversa: seppur lentamente, il mercato si sta evolvendo e le donne hanno davvero la possibilità di essere maggiormente ascoltate.»
Insomma, la strada è ancora lunga e lastricata di ostacoli, dalla mentalità ottusa di tanti individui fino alle leggi ignobilmente obsolete delle istituzioni, ma le battaglie e le vittorie per le quali le donne hanno lottato si sono riversate da diversi anni anche nel settore del caffè e hanno rivoluzionato l’intera filiera dal piccolo chicco verde fino alla miscela nella tazza.

