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Un viaggio in Brasile per la buyer mission 2026 di IWCA Italia

Il direct sourcing comincia molto prima del prezzo: cosa ha visto in Brasile la buyer mission di IWCA Italia (Women in Coffee Italy).
Viaggio in Brasile

Nove aziende in tre regioni del Minas Gerais, sette sessioni di cupping, oltre 2.000 chilometri in dieci giorni. La terza edizione della missione organizzata dal capitolo italiano dell’International Women’s Coffee Alliance torna con una diagnosi che riguarda direttamente i torrefattori italiani: tra chi coltiva e chi tosta manca quasi del tutto un rapporto diretto.

La buyer mission 2026 di IWCA Italia si è articolata nel mese di luglio in dieci giorni tra Alta Mogiana, Cerrado Mineiro e Sul de Minas; il gruppo di buyer europei, guidato sul campo da Matteo Borea, QGrader certificato e membro del consiglio direttivo dell’associazione, ha visitato nove tra piantagioni e cooperative, partecipato a sette sessioni di cupping e percorso in auto oltre 2.000 chilometri.

Il programma, costruito per la prima volta senza l’appoggio di connettori locali, è stato rispettato integralmente. Ma la parte più significativa del viaggio, a sentire chi lo ha guidato, sta in quello che è emerso dalle conversazioni in piantagione.

Il confronto diretto con le produttrici è stato il cuore dell’esperienza, spiega Borea. Fare domande a chi vive ogni giorno tra le piante cambia la profondità di quello che capisci della prima parte della filiera. Quello che emerge con più forza è un’enorme carenza di relazioni dirette tra chi produce e chi tosta.

Tre pressioni, nominate sempre nello stesso ordine

Le difficoltà che i produttori brasiliani portano oggi sul tavolo sono tre e ricorrono di tappa in tappa: il cambiamento climatico, la scarsità di forza lavoro e la speculazione sui future del mercato C. Leggi anche “Il “C” Market del Caffè: punto di riferimento o strumento di distorsione del mercato?”.

Attorno a queste tre, il Paese sta cambiando da dentro. Il consumo interno cresce, la domanda di caffè di qualità cresce con lui e sul territorio aprono nuove caffetterie in continuazione. La mentalità da commodity resta forte anche fra i produttori, soprattutto nelle generazioni più anziane, e finisce spesso in contrasto con le nuove generazioni, che vogliono innovare e uscire da quella che molti tra loro chiamano la schiavitù del mercato C.

L’agricoltura rigenerativa guadagna terreno e insieme cresce il malcontento verso le multinazionali che costruiscono la propria immagine sul lavoro di chi si prende tutto il rischio e la fetta più piccola del guadagno.

Il meccanismo che ne deriva è noto a chiunque compri verde in questi mesi. I produttori trattengono il raccolto aspettando il rialzo, a volte finiscono in difficoltà tali da doverlo cedere a prezzi bassi, l’instabilità si propaga a valle e produce scarsità. Le realtà in crisi sono molte, tra produttori, cooperative e broker, e le notizie di fallimenti improvvisi sono ormai all’ordine del giorno.

“Si sceglie un fornitore, non un prezzo”

Da qui parte la lettura che la missione riporta in Italia e che tocca il modo in cui si compra caffè verde.

Costruire relazioni dirette significa costruire una filiera etica, sostenibile e trasparente, che tuteli tutti i suoi attori, dice Borea. Saltare un passaggio della catena per risparmiare è un’altra cosa e non produce niente di tutto questo. Quello che un torrefattore di dimensioni contenute può fare è instaurare relazioni con cooperative e produttori a partire dalla selezione dei prodotti e costruire un rapporto basato sul rispetto reciproco e sulla comprensione delle difficoltà di entrambe le parti. Si sceglie un fornitore, non un prezzo.

È anche il punto in cui il lavoro dell’associazione smette di essere una questione di equità e diventa una questione di filiera. Su questi temi le donne che abbiamo incontrato sono mediamente più sensibili, osserva Borea. Tracciabilità, sostenibilità, relazione che dura nel tempo: sono argomenti che nelle aziende guidate da donne trovano ascolto più in fretta, e questo cambia il modo in cui una cooperativa tratta con chi compra. Per un torrefattore europeo che vuole costruire un rapporto vero, la loro presenza nei ruoli decisionali della filiera è un vantaggio concreto, prima ancora che un principio.

Nella stessa lettura restano gli intermediari, a una condizione. Quelli che portano servizi reali a produttori e compratori sono parte necessaria della relazione. Quelli che si riducono a passacarte o a speculatori diventano una barriera fra chi produce e chi tosta.

I due programmi che la missione ha messo a fuoco

Il criterio con cui IWCA Italia costruisce l’itinerario, porta ogni anno a realtà dove il lavoro sulle donne della filiera è strutturato e misurabile. Quest’anno i programmi al centro del viaggio sono stati due, entrambi di scala industriale.

“Elas no Café” nasce nel 2016 dentro Expocacer, Cooperativa del Cerrado Mineiro che nel 2024 ha esportato oltre 550.000 sacchi (+41% anno su anno) e ha eletto la sua prima presidente donna, Mariana Heitor. Il programma ha formato oltre 400 donne lungo l’intero ciclo del caffè, dalla gestione agronomica alla qualità in tazza e oggi fa da rete tra le produttrici associate.

“Il Gruppo Cafeína” nasce nel 2019 dentro Cocatrel, a Três Pontas, ed è il più grande gruppo strutturato di donne che coltivano caffè legato a una cooperativa al mondo: 2.179 cooperate titolari di terreno, il 23,4% della base sociale, con un volume finanziario che tra il 2022 e il 2025 ha raggiunto R$ 111,4 milioni. I caffè del gruppo superano gli 87 punti SCA e vengono esportati in 25 paesi, Italia compresa, con tracciabilità completa per fattoria attraverso il dipartimento Cocatrel Direct Trade.

Per un compratore europeo la differenza sta qui: entrambi i programmi hanno già la struttura commerciale per gestire una fornitura diretta, quindi il percorso non parte da zero.

Piantagioni di caffè in Brasile

Le tappe: sostenibilità, innovazione e qualità ai vertici

Il livello agronomico delle aziende visitate è la seconda cosa che il gruppo ha riportato in Italia e su alcune tappe supera quello che in Europa si dà per scontato quando si parla di Brasile.

Nell’area di Ibiraci, la Fazenda Nossa Senhora das Graças è coltivata dalla famiglia Peixoto dal 1920, da quando il fondatore Nelson Alves Peixoto, conosciuto come l’ultimo barone del caffè di Franca, piantò i primi alberi. Diciotto appezzamenti a microclima distinto tra 1.200 e 1.280 metri producono lotti fino a 86 punti SCA.

Nella stessa zona la Fazenda Labareda della famiglia Oliveira, quasi 150 anni di attività, circa 650 ettari a caffè e 28.000 sacchi l’anno, premio Fazenda più Sostenibile del Brasile 2023. E la Fazenda Eldorado della famiglia Faleiros, quattro generazioni e quasi cento anni nella zona, oggi guidata da Jean Vilhena Faleiros ed Elvis Faleiros: il passaggio dalla commodity allo specialty è avvenuto tra il 2010 e il 2013 e ha portato lavorazioni sperimentali (natural, pulped natural con essiccazione su letti rialzati, fermentazioni controllate) e lotti premiati nei circuiti di qualità internazionali, su Catuaí Vermelho e Amarelo, Acaiá, Mundo Novo, Catucaí, Bourbon e Arara.

A Patrocínio le tre fazendas del network Expocacer raccontano tre strade diverse verso lo stesso risultato. La Fazenda Semente, che è gestita da Virgínia Coutinho Aguiar con i figli José Lucas, Maria Vitória ed Eugênia, alla nona generazione familiare, lavora a 950 metri. L’AgroBeloni, dove Elesandra Beloni segue la qualità dei caffè speciali, è la prima azienda al mondo certificata in agricoltura rigenerativa Regenagri, oltre a Rainforest Alliance e GlobalGAP. È un’azienda di famiglia alla terza generazione: Carmelo Beloni ne è il direttore agricolo e Fernando Nogues Beloni il responsabile di produzione. 

La Fazenda Três Meninas, di Marcelo Cocco Urtado e Ana Paula Curiacos Urtado, si trova a Monte Carmelo ed è carbon negative attraverso agro forestazione e apicoltura nativa, ed è stata premiata nel 2024 come fazenda più sostenibile del Brasile, nella categoria piccola proprietà. Il gruppo partecipante al viaggio in Brasile ha avuto il privilegio di entrare sul campo del progetto Cerrado das Águas, dedicato alla gestione idrica e al restauro ecologico del bacino.

A Ingaí, nel Sul de Minas, la Fazenda Três Porteiras di Maria Helena Brunelli, gestione ecologicamente integrata su Catuaí Vermelho e Catucaí Amarelo, certificazioni Certifica Minas e UTZ, primo posto nella categoria dedicata alle donne al concorso di qualità Minasul 2026 con 88,50 punti.

Nelle sette sessioni di cupping svolte lungo il viaggio, fra le lavorazioni assaggiate spicca la fermentazione, tecnica in crescita anche in Brasile.

Cosa resta ai torrefattori italiani

Il risultato che la missione consegna al settore è un canale diretto verso le cooperative visitate, aperto e percorribile: rapporti personali con chi decide, dentro strutture che esportano già in Europa e che hanno tracciabilità per fattoria. Per un torrefattore italiano interessato ad acquistare direttamente, quel canale oggi esiste e passa da IWCA Italia.

Resta sul tavolo, e l’associazione conta di approfondirlo con IWCA Brasil, il sigillo di tracciabilità dedicato al caffè prodotto dalle donne, applicabile alle confezioni dopo la tostatura: uno strumento commerciale che i torrefattori europei possono usare per rendere visibile al consumatore finale una scelta di acquisto che oggi resta quasi sempre invisibile.

Questa missione ci lascia orgogliosi del lavoro che stiamo facendo, dichiara Eleonora Pirovano, presidente di IWCA Italia. Non solo per quello che l’associazione porta avanti sull’inclusione delle donne nei paesi produttori, che resta la nostra ragione fondativa, ma per il ruolo che stiamo costruendo come anello di congiunzione tra chi produce e chi acquista. Vedere buyer europei sedersi in piantagione con le produttrici, fare domande vere e tornare a casa con relazioni che prima non esistevano è la conferma che questo modello funziona. Il nostro invito agli importatori e ai torrefattori italiani è di contattarci: possiamo accompagnarli passo per passo nel loro percorso verso il direct sourcing, con le realtà che abbiamo selezionato e verificato di persona.

La prossima buyer mission in Brasile, quarta edizione, è in programma dall’8 al 18 luglio 2027. Chi vuole partecipare, o semplicemente capire come funziona un percorso di acquisto diretto, può manifestare interesse scrivendo a womenincoffeeitaly@gmail.com.

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