Quali novità ha portato La San Marco a SIGEP Rimini 2026?
La San Marco ha presentato una selezione delle sue soluzioni più avanzate per l’espresso professionale. In primo piano La 125, la nuova generazione di macchina espresso lanciata in anteprima mondiale a HOSTMilano 2025. Disponibile in configurazione Multi-Boiler e Single-Boiler, nelle versioni Tall Cup e Regular Coffee, progettata per garantire massima precisione d’estrazione, ampia personalizzazione, interfaccia touchscreen evoluta, design contemporaneo e criteri di eco design con consumi energetici ridotti. Abbiamo esposto inoltre la E. LUXURY MB, una macchina che unisce un’estetica rivoluzionaria a una tecnologia perfettamente allineata allo stato dell’arte. Non sono mancate la D. MBV e la LEVA LUXURY Multi-Boiler Aumentata, la prima macchina a leva di terza generazione.
Quanto importante è per voi essere presenti a Rimini in un contesto sempre più internazionale, con le finali nazionali delle gare baristi e con la possibilità di raccontare il vostro prodotto anche al consumatore finale?
La presenza al SIGEP di Rimini è per noi strategica sotto molteplici punti di vista. Si tratta di un palcoscenico sempre più internazionale, dove si incontrano torrefattori, baristi, distributori e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Essere presenti significa poter dialogare con l’intera filiera e mostrare in modo diretto come la nostra tecnologia possa supportare la qualità dell’espresso in contesti diversi.
Allo stesso tempo, SIGEP ci offre l’opportunità di raccontare il prodotto anche al consumatore finale, sempre più curioso e informato. Per noi è essenziale contribuire alla diffusione della cultura del caffè, spiegare cosa determina un’estrazione corretta e valorizzare la complessità del lavoro dell’intera filiera. In sintesi, Rimini è un luogo in cui possiamo unire innovazione tecnologica, dialogo professionale e divulgazione culturale, elementi centrali nella missione de La San Marco.
Come si può degustare un “espresso lento” oggi?
L’espresso lento lo si può degustare oggi valorizzando pienamente la dimensione sensoriale ed esperienziale dell’estrazione. È un approccio che invita a rallentare, osservare e assaporare, ponendo attenzione non solo al risultato in tazza ma anche al processo. In questa prospettiva il consumatore diventa parte integrante della filiera, perché, a mio avviso, solo coinvolgendolo e rendendolo consapevole delle variabili che generano le diverse oscillazioni sensoriali dell’espresso possiamo far evolvere l’intero settore anche dal punto di vista reputazionale.

Che cosa significa per te la parola “espresso”?
Non ho la pretesa di assolutizzare la risposta, ma per me è la sintesi di un patrimonio italiano fatto di manualità, innovazione continua e ricerca dell’equilibrio nelle sue infinite oscillazioni sensoriali. Allo stesso tempo, la reputazione di cui gode l’espresso italiano nel mondo, non è frutto del caso, si fonda su elementi concreti, che occorre alimentare costantemente con contenuti e numeri e che provengono anche dal nostro passato.
Parliamo di cultura, di dimensione sociologica, di scienza dell’estrazione, di tecnologia avanzata delle macchine e di capacità produttiva delle nostre aziende che, insieme, contribuiscono a rafforzare la credibilità internazionale del modello italiano. In questo senso, “espresso” non è solo una preparazione, ma un intero sistema culturale e industriale che dobbiamo continuare a raccontare, misurare e valorizzare con rigore.
Una tua riflessione sul concetto di tempo in una società che ci spinge a correre sempre più velocemente
Viviamo in una società che accelera continuamente: tutto ci invita a correre, non badando talvolta alla qualità. In questo scenario il caffè rappresenta una piccola ma significativa eccezione culturale. Se esiste un caffè sospeso, allora forse esiste anche un tempo sospeso: quel momento, pubblico o privato, in cui ci fermiamo a gustare il caffè e a riprendere contatto con noi stessi e con gli altri.
Il rito del caffè, che sia al bancone di un bar affollato o in silenzio nella propria cucina, è uno dei pochi frammenti quotidiani in cui il tempo torna ad avere una qualità, non solo una quantità. È un tempo breve, ma pieno: un tempo che permette di osservare, ascoltare, riflettere. Un tempo che non serve a “produrre”, ma a ritrovare una misura umana. Per questo penso che il caffè, nelle sue varie forme sia anche una risposta culturale all’accelerazione contemporanea: e il caffè – con il suo aroma, il suo calore, la sua ritualità – continua a offrirci la possibilità di questo tempo sospeso.
Come coniugare il racconto del caffè con una preparazione veloce come l’espresso affinché il consumatore ponga più attenzione al prodotto che sta consumando?
La velocità dell’estrazione non impedisce la presenza di un pensiero: anzi, la rende ancora più necessaria. Il consumatore può prestare maggiore attenzione al prodotto se gli offriamo una narrazione, o meglio, una spiegazione che renda visibile ciò che altrimenti rimarrebbe invisibile.
La tecnologia e le macchine possono agevolare questo percorso?
Sì, ma il loro ruolo non è sostituire l’uomo: è potenziarlo. La vera innovazione non nasce quando la macchina prende il posto del barista, ma quando diventa una sua estensione naturale, capace di amplificarne la sensibilità, la coerenza e la capacità di esprimere il profilo sensoriale desiderato.
Le tecnologie odierne, dal PID ai profili di estrazione, fino ai sistemi di calibrazione intelligente, permettono di ridurre le variabili indesiderate e di garantire costanza. Questo libera il tempo e l’attenzione del “maestro barista”, che può così concentrarsi su ciò che nessuna macchina potrà mai replicare: la relazione con il cliente, la capacità di raccontare un caffè, la cura dell’esperienza. In questo senso, la tecnologia non è un fine, ma un mezzo culturale: rende l’atto del servire un espresso più preciso, più leggibile e più comprensibile anche per il consumatore finale.
È così che barista, macchina e narrazione si intrecciano, contribuendo insieme a costruire un percorso di consapevolezza e qualità che rafforza tutta la filiera.
